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Jean Anthelme Brillat-Savarin, Fisiologia del gusto

Submitted by Pimpinella on Lun, 15/01/2007 - 00:34
fisiologia del gusto
La Fisiologia del gusto di Jean Anthelme Brillat-Savarin è un’opera curiosa come curiosa è pure la sorte che pressoché due secoli di vita le hanno riservato.
La fortuna di un libro spesso segue percorsi insondabili, crea – a torto o a ragione – monumenti dalla sacralità quasi inattaccabile, oppure muta col mutare delle mode, degli equivoci, delle intuizioni e degli abbagli. Ma può accadere anche che un libro attraversi le generazioni lasciandosi assimilare per quello che è, senza pretese; permettendo ad ognuno che lo incontri di prendere per sé quel poco o quel tanto che lo affascini o che semplicemente gli serva.
Qualcosa del genere deve essere successo anche a questa raccolta di meditazioni sulla gastronomia.
Della Fisiologia del gusto – dal 1825, anno della sua uscita – si sono susseguite, in una discreta serie, ristampe, riedizioni, traduzioni in varie lingue, versioni critiche, tirature di consumo ed edizioni di pregio.
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Cooking Mama

Submitted by Pimpinella on Ven, 05/01/2007 - 10:18
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cooking mama

CUOCHI PROVETTI CON LE RICETTE DI MAMA
Cooking Mama è un esempio di puzzle game sulla falsa riga di Wario Ware ma "ambientato" fra i fornelli di una cucina. Molto semplice sia visivamente che come meccanica, il gioco sfrutta lo stilo del Nintendo DS come strumento da cucina per sminuzzare, impanare, intenerire, impastare, friggere o mescolare i vari ingredienti dei diversi piatti da cucinare proposti dal ricettario di Mama.

cooking mama

Basta scegliere una ricetta fra quelle disponibili e seguire le istruzioni di Mama per completare nel tempo stabilito e nel migliore dei modi, le diverse fasi di preparazioni dei manicaretti scelti. Infatti, ogni singola fase di preparazione di una ricetta si svolge come un mini gioco a sé e richiede di eseguire al meglio le istruzioni di Mama. Purtroppo però in certi casi non è subito chiaro quale sia il corretto movimento da eseguire con lo stilo, ma grazie alla modalità “Pratica”, si può prendere confidenza con i diversi movimenti per diventare sempre più rapidi e precisi. Le fasi finali di un piatto poi si svolgono con una modalità in stile Rhythm Game, dove al momento giusto, indicato dall’apposita barra, si deve compiere una precisa operazione come soffiare nel microfono, abbassare il fuoco dei fornelli, mescolare le pietanze o rigirare il cibo nella padella, peccato manchi un’adeguata base musicale.

Infine, anche la fase di presentazione del piatto concorre nel giudizio di Mama sul proprio operato di cuochi. Infatti, una volta terminata la ricetta scelta, Mama assegna un punteggio che varrà una medaglia: ottenendo un punteggio fra i sessanta e settantanove punti si prende una medaglia di bronzo, d'argento ricevendo una valutazione fra gli ottanta e i novantanove punti e per l'esecuzione perfetta di un piatto con il raggiungimento dei cento punti si guadagna una prestigiosa medaglia d’oro. Man mano poi che si completano con successo le ricette disponibili, se ne sbloccano di nuove. Inoltre, per mettere alla prova la propria abilità manuale, con la “Modalità Test” si possono stabilire i propri record in mini giochi singoli come rompere l’uovo, tagliare la carne, impanare, friggere, sgusciare e via dicendo.
Le ricette complessivamente sono oltre cento e offrono una panoramica sulla cucina internazionale proponendo deliziosi piatti che vanno dalla tipica Read more

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60 Anni Di Microonde

Submitted by Pimpinella on Mer, 03/01/2007 - 23:11
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forno microonde

Il forno a microonde festeggia 60 anni di età e, a quanto pare, li porta proprio bene.

Non sembrava proprio che avrebbe avuto successo quando nel 1947 Percy Spencer, impiegato della Raytheon, mentre realizzava magnetron per apparati radar si trovò squagliata nella tasca una barretta di cioccolato. Capì che non era un caso. Provò a cuocere nello stesso modo il pop corn, con successo, poi un uovo che tristemente esplose. Nel 1946 la Raytheon brevettò il processo di cottura a microonde e nel 1947 realizzò il primo forno commerciale, chiamato Radarange: 1,8 metri di altezza, 340 Kg, 5mila dollari, non proprio un gadget. Bisognerà aspettare il 1967 per un modello casalingo a 500 dollari, il 1975 perché per la prima volta il microonde superasse in vendite il forno tradizionale, l'anno successivo perché entrasse nel 60 per cento delle case Usa.

In Italia tutto fu più lento, anche perché negli anni '80, quando il microonde fu lanciato sul mercato con grande pubblicità, molti lo accusarono se non di uccidere con fantomatici veleni i cibi, sicuramente di cancellare con oltraggio il sacro rito del pranzo nelle famiglie. Ma le abitudini sono più forti delle paure, come si sa. Inesorabili i cambiamenti di stile di vita anche da noi, giornate più lunghe di lavoro, pranzi fuori e veloci, donne non più associate per tradizione alla preparazione dei pasti. Così il microonde non solo è sopravvissuto alle ingiurie, ma ha migliorato le sue performance tecniche e conquistato appassionati difensori tra le nuove generazioni e anche tra le più ortodosse delle casalinghe. E poi a pensarci: meglio un panino riscaldato e due parole in più con chi si mangia. Le relazioni più nutrienti di un fast food. (repubblica.it)

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Sci & chef

Submitted by Pimpinella on Mer, 20/12/2006 - 00:26
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chef hotel Cappella
Sono gli chef l’ultima attrattiva della vacanza in montagna, capaci di stupire con il cibo, il servizio, la presentazione in ambienti caldi e confortevoli. Un valore aggiunto di cui non si può più fare a meno. Lo sanno bene gli albergatori delle Alpi che si sfidano all’ultimo soufflé, sfatando il pregiudizio della cucina d’albergo, anonima e standardizzata.
Dall’Alto Adige alla Valle d’Aosta, dall’Austria alla Francia, la filosofia è la stessa: la cucina, quasi un laboratorio di ricerca, è considerata un’esperienza culturale, prima che del palato. Il manipolo di chef quarantenni sulla cresta dell’onda punta sulla qualità e la freschezza degli ingredienti, l’esaltazione dei sapori locali e l’audacia di abbinamenti trasgressivi. Una creatività gastronomica che ha fatto piazza pulita di polenta e salsicce o civet, gli stufati dal sapore energico, consumati in ristoranti affollati.
Tutto è cominciato in quota: con quella generazione di grandi cuochi che hanno aperto i loro antri delle meraviglie nelle località più blasonate delle Alpi francesi. Apripista Marc Veyrat, due ristoranti premiati con 20/20 dalla Gault & Millau, che da anni attira a Megève il gotha internazionale dei gourmet. Ma se i piatti francesi sono offerti a cifre da capogiro, non è così per gli hotel di montagna italiani, piccoli templi di buongusto e di indimenticabile cucina. Dove una cena può costare solo 30 euro, anche se preparata da uno chef già famoso.http://www.corriere.it
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Aurum

Submitted by Pimpinella on Sab, 09/12/2006 - 21:00
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Aurum

L'Aurum è una bevanda alcolica con una gradazione di 40°. E' un prodotto di nicchia, poco conosciuto al di fuori della regione, ma che rappresenta una delle specialità abruzzesi più apprezzate. Anche se le sue origini risalgono al tempo dei romani, è il poeta Gabriele D'Annunzio ai primi del '900 a trovare il nome del liquore.
D'Annunzio pensa alla parola latina per l'arancio - aurantium - il frutto dell'oro, per poi trasformarla nella definizione perfetta: Aurum.
La nascita delle distillerie dell'Aurum, datata 1925, è legata al nome di Amedeo Pomilio che, alle doti di imprenditore appassionato, univa una grande attività di uomo di cultura.

Aurum

Questo liquore nasce dall'accostamento fra un distillato di vini pregiati e uno di agrumi. E' il risultato di una perfetta fusione di profumi e sapori, netti e precisi, condensati negli alambicchi della distilleria e poi equilibrati in botti di rovere nella quiete delle cantine.
L'abbinamento più originale con il gelato al pistacchio. Per una ricetta di tutto gusto: bagnare un disco di pan di spagna con l'Aurum, coprire con due o tre palline di gelato e versarvi sopra lo sciroppo di amarena con scaglie di mandorle tostate, in alternative alle mandorle usare le amarene sciroppate (aggiungere il succo e i frutti).(http://www.dolci.it)

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Premio Bancarella Cucina

Submitted by Pimpinella on Ven, 01/12/2006 - 17:26
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premio bancarella  cucina

A tavola è sempre questione di gola. Basta scorrere la classifica del Bancarella Cucina dello scorso mese di ottobre: nei primi due libri il vizietto irrefrenabile è presente addirittura nel titolo. Il primo posto del podio infatti è andato a “Gola mater amatissima” frutto delle ricerche di Paolo Aldo Rossi, professore di Storia del pensiero scientifico allUniversità di Genova e Ida Li Vigni,docente di lettere al Liceo artistico Paul Klee, che si occupa del pensiero medico. Il libro mostra da un lato il legame fra arte culinaria romana e cucina medievale, dall'altro il disegno degli scenari produttivi,sociali e culturali che si delineano dietro la nascita dell'arte culinaria. “Sfata i vari luoghi comuni - ha osservato Ida Li Vigni - tra cui l'uso delle spezie come conservanti e quella relativa alla tarda introduzione della forchetta. Il libro si fa apprezzare anche per le numerose ricette tratte dalle fonti documentate dell'epoca”.

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Mangiare il Libro. Far Cucina alla maniera dei Profeti.

Submitted by Pimpinella on Ven, 01/12/2006 - 17:12
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Mangiare il libro

Una riflessione sulle culture culinarie dei popoli della Scrittura è la proposta del master “Le rotte del gusto” (facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo), in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Monte San Savino.“Mangiare il Libro. Far cucina alla maniera dei Profeti” il titolo della Tavola Rotonda per capire le sfumature, le differenze, le convergenze che rendono ricco, prezioso e complesso il pensiero come il cibo, la parola che lo veicola come la mano che lo interpreta e prepara la ricetta.
I cibi simbolici comuni alle tre grandi religioni abramitiche come l’agnello, il grano, il miele, l’uva, la mandorla, la melagrana, il fico, saranno un modo per parlare dell’oggi, una metafora per capirne la complessità ed apprezzarne le varianti ed i tanti sapori.
L’antico ghetto ebraico di Monte S. Savino, oggi luogo laico d’incontro e confronto, ospita il Rabbino Joseph Levi, della comunità ebraica di Firenze, l’Imàm Elzir Izzedin della comunità islamica di Firenze e Padre Giancarlo Bruni dell’Eremo di San Pietro alla Stinche di Panzano (Fi).
Teatro Verdi, Via Sansovino 66, Monte San Savino (AR) - Domenica 3 dicembre 2006, ore 10,00.

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Philippe Noiret

Submitted by Pimpinella on Sab, 25/11/2006 - 11:01
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Philippe Noiret

Philippe Noiret è morto giovedì , a Parigi, dopo una lunga malattia.
Era un amante della buona tavola e delle buone maniere: sapeva sempre in quale bicchiere bisognava bere quel dato vino e come era stato cucinato quel dato piatto. Non avrebbe potuto, diversamente, essere così perfetto nella Grande abbuffata, film indimenticabile di un grande italiano come Marco Ferreri, dove teneva testa ad altri tre «gourmet» quali Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni e Michel Piccoli. Con quella sua aria paciosa, che lo faceva sembrare maturo anche nei film giovanili, Noiret non aveva il fisico da divo hollywoodiano e non somigliava neppure ai belli e dannati del dopoguerra francese, come Delon o Belmondo; né al più bello dei belli, Gérard Philipe, che aveva incrociato agli esordi in teatro. Ma la Francia è un paese dove a volte la bonomia e la ferocia della provincia hanno la meglio sull'eleganza chic di Parigi, e quindi possono diventare divi attori come Jean Gabin, Fernandel, Gérard Depardieu. Philippe Noiret nasce in provincia (a Lille) il 1° ottobre 1930 e da giovane è tutto fuorché uno studente modello. Comincia a recitare per disperazione: all'università non c'è verso di sfondare, più facile tentare in palcoscenico. Per tutti gli anni ´50 e buona parte dei ´60 il teatro è la sua casa. In particolare il Théatre National Populaire di Jean Vilar, palestra di recitazione impegnata e proletaria dove conosce il citato Gérard Philipe e la giovane attrice Monique Chaumette, che diviene sua moglie nel 1962. Sfiora la Nouvelle Vague (La pointe courte di Agnès Varda, Zazie nel métro di Louis Malle) ma ottiene un ruolo da protagonista solo con Alexandre, un uomo felice di Yves Robert, nel 1967. All'inizio degli anni '70 è in film importanti come La grande abbuffata e Non toccate la donna bianca di Ferreri, inizia un proficuo rapporto con Bertrand Tavernier (che lo chiama per L'orologiaio di Saint-Paul e per Che la festa cominci, e gli regalerà uno dei ruoli più belli con Colpo di spugna, del 1981), compare persino nel film più brutto di Alfred Hitchcock, Topaz. Ma a farne una star, in Francia, è un film poco noto in Italia: Le vieux fusil di Robert Enrico, che da noi, per motivi imperscrutabili, viene intitolato Frau Marlene. È la storia di un tranquillo chirurgo di campagna che, nella Francia occupata del '44, diventa un feroce vendicatore dopo che i tedeschi gli hanno sterminato la famiglia. È il suo primo César, il premio francese che corrisponde all'Oscar.
Ne vincerà un secondo nel '90 con La vita e niente altro, ennesimo capitolo del felice sodalizio con Tavernier. È probabile che l'amicizia con Ferreri, un milanese che aveva imparato a far cinema in Spagna e preferiva Parigi a Roma, convinca Noiret a costruirsi una carriera parallela in Italia. Sta di fatto che negli anni 80 e 90 i ruoli migliori vengono da Cinecittà. Mentre in Francia si specializza in film di genere, spesso di grande successo, diretti da abili mestieranti come Claude Zidi, Jean-Marie Poiré e Bertrand Blier, in Italia i grandi registi pensano a lui per grandi ruoli. Gli occhiali d'oro, ad esempio, è un'opportunità splendida: quel dottor Fadigati, doppiamente represso (come omosessuale e come antifascista) nella Ferrara del ventennio, sembra pensato per lui. Oltre ai ruoli citati, va ricordato il lontano parente francese Jean-Luc che Ettore Scola gli affida in La famiglia; e naturalmente il ritratto di Neruda tratteggiato con finezza nel Postino, accanto a Massimo Troisi. Addio, Filippo: checché ne dicano a Parigi, eri proprio un italiano. (http://www.unita.it)

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Musica jazz e cucina di New Orleans

Submitted by Pimpinella on Lun, 20/11/2006 - 01:12
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jazz

Musica jazz condita con i sapori della cucina di New Orleans e dintorni. È quanto l'assessorato alla cultura del Comune di Piacenza, l'associazione Piacenza Jazz club e il Caffè Ranuccio, in collaborazione con l'enoteca comunale di Castellarquato, propongono tutti i sabati, dal 18 novembre al 6 gennaio, nel locale del centro storico, al pian terreno di Palazzo dei Mercanti.

Si potrà cenare verso le 20.30 al prezzo fisso di 25 euro (bevande escluse) con menu ispirati ai piatti creoli del XVIII e XIX secolo, «poveri e piccanti».

Un'immersione tra le atmosfere caraibiche e del Sud degli Stati Uniti, per propiziare l'ascolto dei concerti, a ingresso libero, a partire dalle 21.30.

Il primo appuntamento vedrà esibirsi sabato 18 novembre il Piero Bassini Trio (Piero Bassini al pianoforte, Giorgio Muresu al contrabbasso e Luca Mezzadri alla batteria);

jazz

il 25 novembre sarà la volta del virtuoso chitarrista Gigi Cifarelli in duo con Piero Orsini al basso; il 2 dicembre saliranno sul palco i piacentini Jive Five (Jody Borea, Roberto Baggi, Paolo Zucconi, Gigi Cornelli e lo stesso Azzali);

il 9 dicembre sarà protagonista la vocalist Stefania Rava, accompagnata da Stefano Calzolari al pianoforte;

il 16 dicembre il chitarrista Carmelo Tartamella, in coppia con il contrabbassista Leo Leotta, porterà il suo omaggio a Django Reinhardt;

il 23 dicembre, spazio ai ritmi brasiliani, con la grande cantante e percussionista Adi Souza (scoperta dal poeta Vinicius De Moraes, ha inciso quattro dischi con Toquino e Journey to down con Milton Nascimento), Massimo Minardi alla chitarra e, ospite speciale, Gianni Azzali al flauto.

A concludere il ciclo dei Sabati musicali al Ranuccio saranno due gruppi emergenti: Debora Toscano Duo (insieme alla cantante, ci sarà il pianista Erminio Cella) il 30 dicembre e il Masabo Trio (Giancarlo Boselli, chitarra; Fabio Sacconi, contrabbasso, Riccardo Marenghi, batteria) il 6 gennaio.

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Caffè Florian A Firenze

Submitted by Pimpinella on Sab, 18/11/2006 - 23:01
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caffè florian

Lo storico Caffè Florian inaugura il nuovo locale di Firenze, in via del Parione 28r, con la mostra di Judi Harvest che reinventa per l’occasione le opere recentemente in mostra in Piazza San Marco, ispirandosi ai motivi dell’arte fiorentina con collages e installazioni. In particolare, assieme ai Mooniks (Marziani) in vetro di Murano e ai collages veneziani, l’artista newyorkese espone due opere in tecnica mista: ‘cartoline giganti’, come le definisce lei stessa, dove motivi del passato del presente e del futuro della città fiorentina entrano nel gioco ironico e fantastico che caratterizza la sua arte.
Nel nuovo locale Florian di Firenze, tra caffè e cioccolate si possono trovare non solo prodotti gourmet ma anche profumi, porcellane, accessori ed esclusivi oggetti d’arte dedicati da artisti affermati allo storico Caffè.

Judi Harvest

Judi Harvest è un’artista newyorkese multimediale, il cui lavoro comprende scultura, pittura e video. Ha esposto sia a New York che a Venezia, dove ha vissuto dal 1987 al 1991. Dopo aver imparato l’antica arte del vetro soffiato dai maestri veneziani, il lavoro col vetro è diventato una componente importante nelle sue opere. Il suo lavoro riguarda la fragilità della vita, la ricerca della bellezza, l’esplorazione della relazione degli esseri umani all’ambiente e l’influsso di un cosmo più ampio sul comportamento dell’uomo.
Fonte: Ufficio stampa Cffe Florian Anna Zemella

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