
Dalla cognata romagnola l'insegnamento, dal sito:http://www.passatelli.it/ il racconto:
I passatelli sono nati nelle case contadine romagnole con l' utilizzo di avanzi e materiali poveri di cucina come il pane raffermo, il formaggio indurito (oggi opportunamente sostituito dal Parmigiano-Reggiano), le uova e, in alcuni casi il midollo di ossa di bue, che richiedono tutta l'abilità dell' "arzdora" (regina del focolare, simbolo di operosità instancabile e cardine del tradizionale nucleo famigliare in Romagna ) affinché l'impasto sia della giusta consistenza per poi poterne ricavare, attraverso l'apposito strumento chiamato "e fér", il ferro, i maccheroncini da cuocere in brodo.



Sarà capitato anche a voi di sfogliare le piccole riviste distribuite dai supemercati che contengono informazioni e consigli, naturalmente di carattere culinario. Orbene, tempo fa, una ricetta aveva suscitato particolare interesse, tanto da meritare ritaglio e conservazione, in attesa di più concreta ispirazione, giunta, finalmente, nella mattinata, a motivo della disponibilità del principale ingrediente: l' appena lessato cavolfiore. Tutto ok l'impasto, la frittura e l'apparenza, le bignole, infatti, si sono gonfiate perfettamente, come di dovere. Al momento dell'assaggio, però, l' aspettativa di croccantezza (l' unica, a personale giudizio, che fa meritare alle occasionali fritture il peccato di gola) si è infranta di fronte al boccone, tutto sommato non disdicevole ma decisamente "incorporeo". Migliore il risultato della sperimentazione in forno (fuori ricetta) ma in ogni caso la spesa, in termini di tempo, non vale proprio l'impresa a meno, naturalmente, di preferenze e gusti di segno opposto
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