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S. Pellegrino World's 50 best restaurants

Submitted by Pimpinella on Lun, 27/04/2009 - 08:04
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S. Pellegrino World’s 50 best restaurants

Si condivide e si riporta integralmente

Il miglior ristorante italiano è solo il tredicesimo del mondo. Per la precisione, si tratta della somma Osteria Francescana di Modena, antro goloso presidiato da Massimo Bottura. Una notizia? Non esattamente.

Tutti gli anni, non appena fa capolino la “S. Pellegrino World’s 50 best restaurants”, la classifica dei ristoranti più buoni del globo, stilata a Londra da un esercito di gourmet da tutto l’orbe terracqueo, si nota come anche i giornalisti esteri frequentino poco la nostra Penisola, finendo per venir più volentieri a mangiare sui deschi degli spagnoli sulla cresta dell’onda o dei soliti francesi. Il primo assoluto è ancora una volta El Bulli del catalano Ferran Adrià. E il secondo, anch’esso nuovamente, è il Fat Duck di Heston Blumenthal, reduce addirittura dall’intossicazione di decine di persone a Londra: voto d’incoraggiamento? Magari Blumenthal quest’anno, grazie all’ennesimo secondo posto (ma non si stufa mai di prendersi sempre e comunque l’argento? Un terzo posto mai? Un quarto? Un quinto trattabile?), si farà coraggio e cercherà di evitare lo spiacevole incidente di percorso, causato da un dipendente che si era beccato il norovirus.

E Ferran Adrià? È il cuoco forse più famoso del mondo. Per andare al suo ristorante ci sono liste d’attesa sfiancanti: per quest’anno è tutto prenotato, per il 2010 le liste si aprono a novembre. Sono due milioni le richieste che arrivano nel locale sulla Costa Brava ma i pochi eletti che riescono a sedersi a un tavolo alla fine pagano un conto di circa 200 euro, che in ogni caso non è nient’affatto sproporzionato alla fama del padrone di casa. Tutta questa ressa di clienti non dev’essere comunque sufficiente per una cucina piena di stagisti e collaboratori: il piatto piange, i conti non ridono. E allora, che ti escogità l’arcicatalano Adrià? Una pizzeria da aprire a Barcellona con suo fratello. La punta più rappresentativa della cosiddetta “cucina d’avanguardia” ispanica, per far cassa (e chi non ne ha bisogno, con questa crisi?) si puntella sull’italicissima pizza.

All’Osteria Francescana di Bottura trovi posto in uno o due giorni, e spendi circa 110 euro. Mangi bene, cucina innovativa, mai stanca, attenta alle materie prime locali (specie il Parmigiano, per cui Massimo ha una vera infatuazione da sempre). È uno dei migliori ristoranti d’Italia. Siamo sicuri che meritasse di essere solo tredicesimo? E Pinchiorri di Firenze, schiaffato addirittura al settantaduesimo posto, quindi fuori classifica? È un ristorante che ai gourmet stranieri dovrebbe piacere, perché è strutturato come un locale “americano”, curatissimo in ogni particolare, dal servizio alla cucina. Siamo sicuri che valga meno di qualche vecchia gloria nazionale francese presente in lista con punteggi decisamente lusinghieri? E il Gambero Rosso di Fulvio Pierangelini di San Vincenzo (Livorno), che perde 16 posizioni? Una vasta parte di gastronomi non inesperti lo considera il ristorante più buono d’Italia: tutti incompetenti? Per altri il migliore è Massimiliano Alaimo, patron delle Calandre di Rubano (Padova), il più giovane chef tristellato della storia della Michelin: qui è quarantanovesimo. Non parliamo dell’altro grande d’Italia, Vissani, che non è nemmeno citato di striscio. E di Heinz Beck, un gigante che non è stato aiutato nemmeno dalla sua collocazione in un grande albergo romano.

I giornalisti italici presenti alle assise delle votazioni non hanno colpa: votando per regolamento non possono sbilanciarsi sui connazionali. Ma gli altri? Non penseranno magari di fare giretti più approfonditi qui da noi? Sappiamo che Vissani non è “comodo aereo”, ma l’Italia è così. Dobbiamo venir declassati solo perché non si arriva col metrò sotto casa dei cuochi? Meglio prendere queste classifiche così come sono: dei simpatici giochi e nulla più. (http://www.libero-news.it

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Focaccia Blues

Submitted by Pimpinella on Lun, 20/04/2009 - 20:34
Focaccia Blues

La storia, il film, la smentita, la smentita della smentita... La focaccia dunque sembra essere alla bufala senza mozzarella :( ma il film, uscito or ora, potrebbe essere anche carino data la presenza affettuosa di nomoni acchiappaspettatori come Arbore, Banfi, Placido etc. Chi vedrà, dirà.
Intanto leggete qui:
Nel 2001, ad Altamura, provincia di Bari, vengono inaugurati ben 550 metri quadri di McDonald's, doveva essere un vero trionfo

E invece, per questa ennesima filiale del fast food più celebre del mondo, arriva la Nemesi. Nei panni - tranquilli, apparentemente innocui - di Luca Digesù, di professione panettiere. Che, spinto anche da tale Onofrio Pepe, presidente di un'associazione costituita per tutelare la cultura alimentare locale, decide di osare l'inosabile. Di sfidare il gigante, e proprio a un passo da casa sua. In pratica, di aprire una piccola bottega di prodotti freschi, una focacceria, proprio accanto al megaristorante. Morale della favola: la concorrenza di Luca è spietata. E il colosso è costretto a chiudere i battenti: nel giro di un anno e mezzo, il fallimento è inevitabile.
E dunque non sorprende che la vicenda abbia interessato anche i media stranieri: non è storia di tutti giorni, che una focaccia (pugliese, nel caso specifico) affossi i Big Mac. Una classica vicenda di orgoglio regionale che ha spinto il regista Nico Cirasola, insieme ad Alessandro Contessa, a ricavarne un soggetto. Che poi è diventato la sceneggiatura di un film dal titolo Tu vo' fa' l'ammericano, che vede - nelle parti non documentarie ma di finzione - comparire, come attori, Onofrio Pepe, Luca Cirasola e Tiziana Schiavarelli. (Repubblica.it)

clara on aprile 15th, 2009

Sono nata e vivo ad Altamura e ci terrei ad informarvi che la storia del piccolo fornaio altamurano che sconfigge McDonald’s è completamente inventata. Bella, affascinante, intrigante ma completamente inventata.
Quando il piccolo fornaio ha aperto la sua rivendita, era già stato deciso di chiudere il McDonald’s di Altamura perchè ipertrofico. Abbastanza frequentato ma non a sufficienza. In città lo sapevano tutti e lo ha confermato subito dopo la chiusura il manager responsabile che ha ammesso l’errore di valutazione. Aspettavano solo che scadesse il contratto, due o tre mesi dopo. Occupava una superficie sconfinata, in centro, con un affitto elevatissimo. Figurarsi che ora nello stesso locale ci sono, comodamente, una banca ed un negozio di abbigliamento. A Bari, l’unico McDonald’s della città occupa una superficie dieci volte inferiore.
La trovata pubblicitaria per lanciare il piccolo fornaio, è frutto della mente vulcanica di un buontempone (che conosco molto bene) che ha fatto anche il giornalista per un importante quotidiano nazionale, che non esiste più. Spesso inventa notizie affascinanti, ma quasi sempre non ci crede nessuno. In questo caso la cosa gli è sfuggita di mano: prima ci è cascato (non so quanto in buona fede) un ex collega che l’ha pubblicata su di un famoso settimanale nazionale, poi ci è cascato un ignaro giornalista di Liberation e infine ci è (quasi completamente) cascato un giornalista del New York Times. La notizia ha fatto il giro del mondo ma, ripeto, era inventata. Sarebbe stato bello che fosse vera. Adesso fa comodo continuare a diffonderla anche perché ha un grande fascino: Davide che sconfigge Golia e cose simili. Diventare famosi fa piacere a tutti.
Ho due figli adolescenti e vi posso garantire che loro e tutti i loro coetanei, la focaccia non sanno neppure cosa sia. Preferiscono ingozzarsi con equivoci panini e pizzette scongelate (prodotte chissà dove con chissà cosa) in rumorosi locali sempre pienissimi. Nel locale di McDonald’s, almeno l’igiene era garantita, i lavoratori avevano un contratto, venivano pagati regolarmente e non erano sfruttati lavorando più del previsto. Nei locali che frequentano i nostri figli, tutto questo non è quasi mai vero. E lasciamo perdere anche la qualità di certi prodotti da forno venduti in alcune panetterie (compresa quella del piccolo fornaio).
Andate a vedere il film, ma sappiate che NON si basa su di una storia vera.

oloapmarchi scrive:
19 aprile 2009 alle 15:56

nel gennaio 2006, Rocco Moliterni dedicò al panettiere di Altamura un gran bell’articolo sulla Stampa, http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=50&ID_articolo=28&ID_sezione=75&sezione=Societ%E0 , al punto da pensare di premiarlo come artigiano a Identità Golose. non se ne fece nulla perché qualcosa nella storia non tornava, in pratica sui tempi di chiusura del fast food e di apertura della focacceria
quindi credo proprio che la signora Clara esista e abbia ragione(tra l’altro, credo anche di conoscerla).
solo a Milano conosco tre McDonalds che hanno chiuso e al posto di uno, alcuni mesi dopo, hanno aperto una gelateria. solo che se a Milano si scrivesse che un gelatiere ha sfrattato il colosso del BigMac verrebbe sbugiardato subito, mentre Altamura sembra stare su Marte per mancanza di riscontri certi
buon tutto

Cara signora clara,

la sua mail sembra sponsorizzata dal mcdonald’s! è proprio sicura che le grandi catene dei fast food servano cibo di qualità e che non vi siano forme di sfruttamento dei lavoratori nei grandi colossi?
Faccia mangiare la focaccia ai suoi figli e li educhi al gusto della qualità.
Il film l’ho visto ed è un piccolo gioiellino. Tra l’altro ospita al suo interno anche pareri favorevoli al mcdonald’s (gli anziani compravano la focaccia e poi andavano a mangiarla all’interno dei locali mcdonald’s per godersi il fresco dell’aria condizionata!). non c’è niente di preconcetto o ideologico e la storia è assolutamente vera!

Scritto da Giovanna, il 17 Aprile, 2009 at 23:17

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Maccheroni, testimonianze artistiche

Submitted by Pimpinella on Mer, 01/04/2009 - 21:07
Argomenti:
maccheroni alla chitarra

Nel 1500 Teofilo Folengo compone quelle pagine simpaticissime della sua poesia maccheronica: un misto di latino e di italiano in desinenze latine, in cui maccheronico era sinonimo di grossolano, contrapposto al linguaggio accademico dei dotti. Da allora e da lui per maccheronico si intende uno stile, un modo di porsi poco ortodosso, confusionario. S
enza voler tracciare una disamina di tutte le opere che trattano questo argomento, fa d’uopo segnalare il poema giocoso di Antonio Viviani pubblicato nel 1824 col titolo “Li Maccheroni “: tale opera è importante non solo perché vi si descrivono poeticamente le varie fasi della lavorazione della pasta, dalla farina al maccherone, ma anche perché per la prima volta compare la parola “spaghetti”.
Dal 1500 Caterina dei Medici diffonde in Francia l’uso della pasta; ignota la data di introduzione in Inghilterra, ma già nel 1700 era menzionata in un dizionario tecnico di quell’epoca, a cui risale anche una famosa commedia intitolata “ The Macaoni “. Alla fine dello stesso secolo si diffonde anche negli Stati Uniti d’America, introdotta grazie al politico Jefferson, che l’aveva conosciuta ed apprezzata in un suo viaggio in Italia, divenendone anche un buon consumatore o anche e soprattutto grazie ai molti emigrati italiani già presenti sul suolo americano.

(www.paginemediche.it)
La foto è di www.arssa.abruzzo.it
(quelli che altrove si chiamano maccheroni, in Abruzzo Rigatoni)

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Formaggi D'Autore 2009

Submitted by Pimpinella on Ven, 13/03/2009 - 22:13
Argomenti:
Formaggi d'Autore
Formaggi d'Autore
A Gualdo, grazioso borgo del maceratese,il 23 e 24 maggio per la 13ª mostra mercato,dedicata alle eccellenze della tradizione casearia italiana.
Formaggi d'Autore ha come scopo la promozione del territorio attraverso i suoi prodotti e il formaggio è quello che più di ogni altro ne testimonia l'identità e la qualità ambientale.Il suo svilupparsi all'aperto nel Centro Storico Medioevale, l'essere Mercato, Fiera, Manifestazione, svelarsi angolo dopo angolo alla scoperta di un colore, un profumo, una voce.E' una manifestazione dedicata a tutti coloro che prediligono una giornata all'aperto in luoghi autentici dove vivere, annusare e ritrovarsi per discutere di saperi e di sapori all'insegna del piacere del divertimento della conoscenza e del gust
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Art & Ciocc. Il tour dei Cioccolatieri

Submitted by Pimpinella on Gio, 05/03/2009 - 21:19
Argomenti:
art & ciocc
L'Aquila
Nel centro storico dell'Aquila, dal 6 all'8 marzo, sbarcherà "Art & Ciocc. Il tour dei Cioccolatieri" con stand che riproporranno le delizie al cioccolato di diverse regioni d'Italia.

Il tour ha preso il via lo scorso ottobre a Sassuolo e dopo aver toccato 16 "piazze" - tra cui Milano, Aosta, Ravenna, Padova, Vercelli, Mantova, Molfetta -, arriva all'Aquila, unica tappa in centro Italia della stagione 2008/2009.

In corso Vittorio Emanuele II, nel centro storico dell'Aquila, i cioccolatieri del tour Art & Ciocc. apriranno i propri stand da venerdì 6 a domenica 8 marzo dalle 10 alle 22 circa, proponendo una grandissima varietà di prodotti.

I cioccolatieri che partecipano al tour, infatti, provengono da tutta Italia e ciascuno di loro è riconoscibile per una particolare produzione, legata talvolta anche alla tradizione della propria regione d'origine.

E così, dal Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Molise ed Emilia Romagna si potranno trovare: il liquore al cioccolato servito in cialde croccanti, i cuneesi al rhum, il cioccolato di Modica, i cappelletti al cioccolato bianco con ripieno al cacao, il maxi-cremino alla nocciola e al gianduia, il torrone con cioccolato e miele sardo, cioccolatini al peperoncino e olio extravergine, castagnaccio, strudel e molte altre specialità che promettono di deliziare anche i palati più esigenti.

Il programma, in particolare, oltre all'apertura degli stand del cioccolato dal venerdì alla domenica, prevede il venerdì mattina una "lezione sul cioccolato" che coinvolgerà, presso il Cinema Massimo, alcuni studenti delle Classi Elementari. Inoltre il venerdì e il sabato sera "Art & Ciocc on FM" intrattenimento musicale a cura di Radio L'Aquila 1 e presso lo stand Istituzionale Inail un servizio informativo sulla prevenzione infortuni sul lavoro.

http://www.abruzzoitalia.it

La Compagnia del Paiuolo

Submitted by Pimpinella on Sab, 28/02/2009 - 22:47
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Paiolo

Della compagnia del Paiuolo ci parla lo storico Giuseppe Conti che nel 1902 pubblicò per l'editore Bemporad il volume Fatti e aneddoti di storia fiorentina.
"La compagnia fondata dal Rustici fu quella del Paiuolo. La compagnia del Paiuolo si compose di una brigata di galantuomini che si radunavano nelle stanze della Sapienza. Alle cene ed ai passatempi ciascuno dei dodici componenti poteva condurre fino a quattro persone; ed ognuno aveva l'obbligo di portarsi una cena di sua invenzione; e se si trovava che due avessero avuto lo stesso pensiero, eran condannati ad una pena a piacere del Signore, che era il capo. Questi raccoglieva tutte le cene portate e le distribuiva a suo talento.
Appena costituita la Compagnia del Paiuolo, Giovan Francesco Rustici diede una cena ai compagni; e per giustificarne maggiormente il titolo, fece portare nella stanza un tino, che per mezzo di ferri e staffe attaccò per un gran manico al soffitto; e di fuori lo accomodò benissimo con tele e pitture, che rendevan proprio l'idea di un enorme Paiuolo.
I compagni appena arrivati sulla soglia rimasero sorpresi ed applaudirono a questa bizzarra trovata; ed entrarono ridendo come matti nel tino, dove tutt'intorno c'erano i sedili e nel mezzo la tavola. Lassù dal soffitto, come attaccata al manico, pendeva una bella lumiera, che illuminava l'interno del paiuolo. Quando furono tutti a posto, la tavola si aprì e comparve un albero con molti rami ai quali erano ingegnosamente appesi due piatti colle pietanze per ciascuno invitato. L'albero spariva quando le prime vivande eran finite, e ricompariva via via con altre. Attorno al paiuolo vi erano i serventi, che mescevano preziosissimi vini..." (http://www.emmeti.it/Cucina/Toscana/Storia.html

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Gourmet senza Glutine

Submitted by Pimpinella on Lun, 16/02/2009 - 22:44
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Rimini

All'Hotel Admiral di Rimini 'Gourmet senza glutine', 5 cene a tema per formare gli operatori della ristorazione su celiachia e tecniche della cucina senza glutine.
Si tratta di un progetto per venire incontro alle esigenze alimentari dei circa 600 celiaci diagnosticati sul territorio, ma anche per fornire un servizio più qualificato ai turisti.
Pesce azzurro, carne, pasta, salumi, verdure, dolci saranno i protagonisti delle cinque serate. Cosimo Di Stasi, per 30 anni chef al Grand Hotel, dimostrerà come si può fare alta cucina anche senza glutine. Le cene a tema saranno accompagnate dall'intervento di esperti del settore. (Newsrimini.it)

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Squisito 2009

Submitted by Pimpinella on Gio, 05/02/2009 - 22:01
Argomenti:
Squisito 2009

L’Italia del cibo e del vino di qualità torna a darsi appuntamento a San Patrignano. Da venerdì 1 a lunedì 4 maggio 2009 è in programma la sesta edizione di Squisito! Cuochi, prodotti, ricette, vini. Itinerario nel Buonpaese, la prima e unica manifestazione enogastronomia interamente realizzata all’interno di una comunità di recupero.

Squisito 2009

I 1500 ragazzi di Sanpa stanno preparando un’edizione particolarmente ghiotta e stimolante che coinvolgerà i “pesi massimi” della cucina italiana e internazionale e gli esordienti più promettenti, le cantine blasonate e le etichette innovative, gli artigiani del cibo e i custodi degli antichi sapori, le grandi firme del giornalismo di settore e, soprattutto, la grande tradizione culinaria nazionale nelle sue migliori espressioni.

Anche nel 2009 Squisito! si conferma dunque come un appuntamento unico nel panorama delle manifestazioni di settore, non solamente per la straordinaria qualità dei prodotti e dei protagonisti, ma soprattutto per l’opportunità di scoprire il lato sociale del cibo e il suo straordinario valore come strumento di riscatto dell’uomo dall’esclusione, dall’emarginazione e dalla tossicodipendenza.

Non ultimo, Squisito! rappresenta anche l’occasione per un viaggio all’interno di San Patrignano, la comunità di recupero dalla tossicodipendenza più grande d’Europa e che dal 1978, anno in cui è stata fondata da Vincenzo Muccioli, dimostra concretamente che solidarietà, impegno, dignità e ricerca dell’eccellenza sono gli ingredienti principali di una ricetta vincente per liberarsi dalla droga e riappropriarsi della vita.

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Il gusto del cinema internazionale. In 100 e più ricette

Submitted by Pimpinella on Mer, 28/01/2009 - 20:20
Laura Delli Colli

Duecento ricette ispirate ad altrettante pellicole che hanno fatto la storia.

Dai maccheroni al pomodoro di Nando Moriconi in Un americano a Romaalla paella dei film di Almodovar,
dalla torta al cioccolato e peperoncino di Chocolat alle quaglie "en sarcophage" e al brodo di tartaruga del Pranzo di Babette, dal fegato alla veneta di Pane e tulipanialle polpette speziate delle Fate

LAura Delli Colli

ignorantidi Ozpetek. A proposito, per queste ultime ci vogliono cipolla, arancia e peperoncino, pollo, vitello, pangrattato, parmigiano e della polpa di mela. Mentre per ottenere il prodigioso pollo "Hogwarts" che mangiano i talentuosi studenti della scuola di magia di Harry Potter e la pietra filosofale ci vogliono 4 cosce di pollo, 50 grammi di burro, pangrattato, un ciuzzo di prezzemolo tritato e del sale.

Falsarius Chef

Submitted by Pimpinella on Ven, 09/01/2009 - 23:01
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Falsarius Chef

Naso e occhiali finti, cappello e grembiule neri, baffi e bandana rossa legata al collo: che sia un cuoco sui generis lo si capisce al primo sguardo.
Il segreto di Falsarius Chef si chiama "cocina impostora", una cucina che strizza l'occhio ai ricettari classici, agli alimenti ricercati e agli ingredienti naturali e senza alcuna pretesa di esclusività, mostra ad un nutrito pubblico di estimatori come si possa mangiare bene anche solo usando un apriscatole.
Recentemente è tornato nella classifica dei libri più venduti in Spagna con la seconda puntata della serie dal titolo Falsarius in salsa, che il cuoco definisce "una selezione di ricette per lasciare senza parole tutti quei noiosi, petulanti e pretenziosi che credono che la cucina sia un affare per pochi eletti".

A spiegare meglio la sua filosofia ci pensa lo stesso Falsarius, che a Repubblica.it spiega: "Cucinare bene e con buoni risultati è facile, ingannare i commensali è un piacere. Mangiare bene, tanto e spendere poco è possibile: basta utilizzare lattine, barattoli di conserva e surgelati che chiunque può trovare al supermercato, maneggiarli con astuzia e con un paio di trucchi e ottenere così dei piatti che sembrano elaboratissimi - sia nel tempo di preparazione che nel denaro investito - e che invece sono tutto il contrario".
Qualche esempio? Eccovi serviti. C'è il Rin Ran Falsarius Style, patate precotte, peperoni sott'olio, tonno in scatola, olive, un uovo e condimento da cuocere in padella e adagiare su fette di pane tostato; il Foie al tempo della crisi, un medaglione di mousse di anatra in scatola - non foie gras - un barattolo di salsa di mirtillo, un bicchiere di vino e cipolla e infine il Dolce per falsi grassi, il preparato per un tortino allo yogurt, biscotti e marmellata di fragole. Un intero pasto realizzato senza alcun tipo di alimento fresco, che difficilmente farà sfigurare lo chef di turno.
Uno dei piatti più celebri è la Lasagna di aragosta fantasma, da preparare con una lattina di crema di aragosta, o i vari risotti che spesso realizza con il preparato di riso per microonde. Oltre alla popolarità raggiunta in Spagna - ad un anno dalla pubblicazione il primo libro continua ad essere un successo e il secondo sta scalando le classifiche - il cuoco iberico è stato selezionato dall'Onu, grazie alla praticità dei suoi piatti in scatola, per prendere parte al progetto umanitario "Chef contro la fame"
.
(repubblica.it)

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