Sono gli chef l’ultima attrattiva della vacanza in montagna, capaci di stupire con il cibo, il servizio, la presentazione in ambienti caldi e confortevoli. Un valore aggiunto di cui non si può più fare a meno. Lo sanno bene gli albergatori delle Alpi che si sfidano all’ultimo soufflé, sfatando il pregiudizio della cucina d’albergo, anonima e standardizzata.
Dall’Alto Adige alla Valle d’Aosta, dall’Austria alla Francia, la filosofia è la stessa: la cucina, quasi un laboratorio di ricerca, è considerata un’esperienza culturale, prima che del palato. Il manipolo di chef quarantenni sulla cresta dell’onda punta sulla qualità e la freschezza degli ingredienti, l’esaltazione dei sapori locali e l’audacia di abbinamenti trasgressivi. Una creatività gastronomica che ha fatto piazza pulita di polenta e salsicce o civet, gli stufati dal sapore energico, consumati in ristoranti affollati.
Tutto è cominciato in quota: con quella generazione di grandi cuochi che hanno aperto i loro antri delle meraviglie nelle località più blasonate delle Alpi francesi. Apripista Marc Veyrat, due ristoranti premiati con 20/20 dalla Gault & Millau, che da anni attira a Megève il gotha internazionale dei gourmet. Ma se i piatti francesi sono offerti a cifre da capogiro, non è così per gli hotel di montagna italiani, piccoli templi di buongusto e di indimenticabile cucina. Dove una cena può costare solo 30 euro, anche se preparata da uno chef già famoso.http://www.corriere.it