
Il tradizionale appuntamento con L' Urbe et Erbe, manifestazione erboristica promossa e organizzata da erboristi, si ripete anche quest’anno nella prestigiosa cornice dell’Orto Botanico di Roma.
La manifestazione è volta a diffondere la cultura delle erbe, della salute e del benessere.
Come sempre nella serra grande la tradizionale esposizione di erbe, tè, spezie, aromi e libri e quest’anno per la prima volta una mostra dedicata alla filiera della produzione erboristica, che illustrerà i diversi passaggi tecnici scientifici e legislativi che portano una o più piante a diventare un prodotto finito.
Nell’Aranciera i visitatori troveranno conferenze sui tanti e diversi temi che caratterizzano il mondo del naturale.
Numerosi piccoli stands di realtà artigianali erboristiche ed agroalimentari e la presenza di alcune fra le più importanti aziende del settore.
Un punto ristoro dove scoprire la bontà degli alimenti naturali, sarà occasione di curiosità e di relax.
L’associazione “cum grano salis” insegnerà ai bambini come fare una semplice crema, un sale da bagno, uno sciroppo per l’inverno. Al banco delle tisane sarà possibile farsi preparare una miscela di erbe per le proprie esigenze.
I volontari dell’Orto saranno a disposizione per la visita guidata di questo splendido museo naturale.
un’occasione per conoscere i molti aspetti legati al mondo delle erbe non sempre noti al grande pubblico.
Il sabato pomeriggio uno spazio speciale di dibattito sulle tecniche naturali e gli stili di vita alimentari che possono aiutare il sistema immunitario, dove interverranno personalità di spicco del mondo medico, scientifico ed erboristico.
uno spazio di divulgazione per le discipline, le acquisizioni scientifiche e le nuove direzioni di ricerca che insieme alla tradizione e alla storia delle erbe sostengono il valore della salute e del benessere.

Si può fare alta cucina con ingredienti semplici e naturali? E' possibile sposare l'eccellenza gastronomica con la pitagorica sobrietà? E' dato declinare, di fronte alla somma prova dei fornelli, la propria cultura sotto la forma, prevalente, se non esclusiva, della verdura?
Il tema del ritorno a un'alimentazione leggera e naturale non è come troppo spesso siamo portati a pensare una prerogativa dei nostro mondo post-industriale, con le sue dosi spaventevoli di inquinamento e sofisticazione. Ecco il ricettario vegetale (1781) di un grande cuoco del Settecento che ci riporta al clima culturale - e non solo gastronomico - di un'altra grande svolta "salutista".
Basta con la sofisticata e pesante cucina di carne, recita quel principe della gastronomia meridionale e mediterranea che fu il pugliese Vincenzo Corrado. E' venuta l'ora di riscoprire, e di suggerire (imporre?) al palato dei commensali più esigenti e raffinati, "erbe fresche, radiche, fiori, frutta, semi, e tutto ciò che dalla terra si produce". Ciò vale innanzi tutto per i "Letterati", "li quali, applicati allo studio e alle scienze, poca digestione fanno". Ed è tutto un tripudio di sellari e finocchi, cedriuoli e carciofi, indivia e asparagi e cavoli e zucchine, debitamente guarniti di petrosemolo, salvia, targone ed erba cipollina.
Troneggiano, in questo trionfo della vegetale concinnitas (che non disdegna però brodi e condimenti al sapido gusto di carne), due ingredienti assolutamente nuovi nelle mani del Cuoco galante (così si intitola l'altra e più famosa opera di questo genio dell'arte culinaria, conteso al servizio delle migliori casate regnanti europee). Due protagonisti fino ad ora riservati alle mense plebee e destinati, di lì a poco, a sbaragliare il campo: il signor Pomodoro e la signora Patata. Provare per credere.
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