La Fisiologia del gusto di Jean Anthelme Brillat-Savarin è un’opera curiosa come curiosa è pure la sorte che pressoché due secoli di vita le hanno riservato.
La fortuna di un libro spesso segue percorsi insondabili, crea – a torto o a ragione – monumenti dalla sacralità quasi inattaccabile, oppure muta col mutare delle mode, degli equivoci, delle intuizioni e degli abbagli. Ma può accadere anche che un libro attraversi le generazioni lasciandosi assimilare per quello che è, senza pretese; permettendo ad ognuno che lo incontri di prendere per sé quel poco o quel tanto che lo affascini o che semplicemente gli serva.
Qualcosa del genere deve essere successo anche a questa raccolta di meditazioni sulla gastronomia.
Della Fisiologia del gusto – dal 1825, anno della sua uscita – si sono susseguite, in una discreta serie, ristampe, riedizioni, traduzioni in varie lingue, versioni critiche, tirature di consumo ed edizioni di pregio.