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Foodies

Submitted by Pimpinella on Mar, 29/09/2009 - 18:06
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Foodies

Appassionatamente foodies. Questo è l’aggettivo che meglio racchiude l’atteggiamento dei circa 4,5 milioni di italiani nei confronti di tutto ciò che è cibo e buon bere. Non solo quando si siedono a tavola, ma anche quando fanno la spesa, cucinano, sfogliano una rivista di cucina o navigano su internet, alla ricerca di un ristorante o di una ricetta gustosa… Su tutto ciò che riguarda cibo e bevande i foodies sono “un po’ più” motivati e interessati … degli altri italiani. A partire, appunto, dall’interpretazione stessa dell’atto del mangiare: che per i foodies è soprattutto “un piacere da condividere con gli altri” (69,4%) e una “passione, ricca di significati ed esperienze” (64,2%). Mentre, assai più razionalmente, per gli altri italiani che non si riconoscono in questa definizione è soprattutto “fonte di energia e nutrienti indispensabili” (66,2%) e poter “mangiare quello che mi piace” (54,3%). Un gioco di opposti che si ritrovano nel corso di una ricerca Negroni/GPF dal titolo “Foodies: il cibo come passione di massa” . Tutto l'articolo

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S. Pellegrino World's 50 best restaurants

Submitted by Pimpinella on Lun, 27/04/2009 - 07:04
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S. Pellegrino World’s 50 best restaurants

Si condivide e si riporta integralmente

Il miglior ristorante italiano è solo il tredicesimo del mondo. Per la precisione, si tratta della somma Osteria Francescana di Modena, antro goloso presidiato da Massimo Bottura. Una notizia? Non esattamente.

Tutti gli anni, non appena fa capolino la “S. Pellegrino World’s 50 best restaurants”, la classifica dei ristoranti più buoni del globo, stilata a Londra da un esercito di gourmet da tutto l’orbe terracqueo, si nota come anche i giornalisti esteri frequentino poco la nostra Penisola, finendo per venir più volentieri a mangiare sui deschi degli spagnoli sulla cresta dell’onda o dei soliti francesi. Il primo assoluto è ancora una volta El Bulli del catalano Ferran Adrià. E il secondo, anch’esso nuovamente, è il Fat Duck di Heston Blumenthal, reduce addirittura dall’intossicazione di decine di persone a Londra: voto d’incoraggiamento? Magari Blumenthal quest’anno, grazie all’ennesimo secondo posto (ma non si stufa mai di prendersi sempre e comunque l’argento? Un terzo posto mai? Un quarto? Un quinto trattabile?), si farà coraggio e cercherà di evitare lo spiacevole incidente di percorso, causato da un dipendente che si era beccato il norovirus.

E Ferran Adrià? È il cuoco forse più famoso del mondo. Per andare al suo ristorante ci sono liste d’attesa sfiancanti: per quest’anno è tutto prenotato, per il 2010 le liste si aprono a novembre. Sono due milioni le richieste che arrivano nel locale sulla Costa Brava ma i pochi eletti che riescono a sedersi a un tavolo alla fine pagano un conto di circa 200 euro, che in ogni caso non è nient’affatto sproporzionato alla fama del padrone di casa. Tutta questa ressa di clienti non dev’essere comunque sufficiente per una cucina piena di stagisti e collaboratori: il piatto piange, i conti non ridono. E allora, che ti escogità l’arcicatalano Adrià? Una pizzeria da aprire a Barcellona con suo fratello. La punta più rappresentativa della cosiddetta “cucina d’avanguardia” ispanica, per far cassa (e chi non ne ha bisogno, con questa crisi?) si puntella sull’italicissima pizza.

All’Osteria Francescana di Bottura trovi posto in uno o due giorni, e spendi circa 110 euro. Mangi bene, cucina innovativa, mai stanca, attenta alle materie prime locali (specie il Parmigiano, per cui Massimo ha una vera infatuazione da sempre). È uno dei migliori ristoranti d’Italia. Siamo sicuri che meritasse di essere solo tredicesimo? E Pinchiorri di Firenze, schiaffato addirittura al settantaduesimo posto, quindi fuori classifica? È un ristorante che ai gourmet stranieri dovrebbe piacere, perché è strutturato come un locale “americano”, curatissimo in ogni particolare, dal servizio alla cucina. Siamo sicuri che valga meno di qualche vecchia gloria nazionale francese presente in lista con punteggi decisamente lusinghieri? E il Gambero Rosso di Fulvio Pierangelini di San Vincenzo (Livorno), che perde 16 posizioni? Una vasta parte di gastronomi non inesperti lo considera il ristorante più buono d’Italia: tutti incompetenti? Per altri il migliore è Massimiliano Alaimo, patron delle Calandre di Rubano (Padova), il più giovane chef tristellato della storia della Michelin: qui è quarantanovesimo. Non parliamo dell’altro grande d’Italia, Vissani, che non è nemmeno citato di striscio. E di Heinz Beck, un gigante che non è stato aiutato nemmeno dalla sua collocazione in un grande albergo romano.

I giornalisti italici presenti alle assise delle votazioni non hanno colpa: votando per regolamento non possono sbilanciarsi sui connazionali. Ma gli altri? Non penseranno magari di fare giretti più approfonditi qui da noi? Sappiamo che Vissani non è “comodo aereo”, ma l’Italia è così. Dobbiamo venir declassati solo perché non si arriva col metrò sotto casa dei cuochi? Meglio prendere queste classifiche così come sono: dei simpatici giochi e nulla più. (http://www.libero-news.it

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Pasta dentifricia per enogastronomi

Submitted by Pimpinella on Ven, 06/06/2008 - 18:55
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Dentifricio

Ha raggiunto quota 500 tubetti l'anno la produzione dell'originale 'Pasta dentifricia per enogastronomi', progettata da Andrea Nicola, farmacista di Aosta. Studiata per i palati fini, che devono degustare vini e pietanze in condizioni fisiche ottimali, la pasta pulisce la bocca senza alterare il gusto.

"I dentifrici tradizionali salini o agli oli essenziali di menta irritano le papille gustative - spiega Nicola -, mentre il mio prodotto, a base di salvia, garantisce la massima sensibilità".

Tra gli ingredienti ci sono anche l'argilla e l'olio di garofano, mentre la salvia, oltre ad avere un sapore delicato, vanta anche proprietà disinfettanti.

Il dentifricio, brevettato quattro anni fa, oggi vanta tra i suoi estimatori importanti chef, come Antonello Colonna e Davide Scabin, e critici enogastronomici, quali Paolo Massobrio e Luigi Cremona. Il tubetto viene venduto in tutta Italia in alcune farmacie e profumerie selezionate.(ANSA) La foto è una storica pubblicità della Mira Lanza

Pellegrino Artusi

Submitted by Pimpinella on Ven, 23/06/2006 - 22:38
Scienza in cucina e l'arte di mangiare bene

Non grande ma Grandissimo gastronomo nonchè scrittore, Pellegrino Artusi trascorse gran parte della sua vita in Toscana frequentando il bel mondo dell'epoca, personaggi politici e scienziati, esercitando il commercio e l'attività bancaria.
La sua fama è legata soprattutto al libro "La scienza in cucina e l'arte del mangiar bene (1891)", raccolta di ricette della cucina tradizionale, tuttora pubblicata e largamente venduta, che fu a lungo considerata anche un modello di perfetta lingua italiana.
Il merito più grande riconosciuto all'Artusi è quello avere operato una fusione fra la tradizione culinaria toscana e quella dell'Emilia Romagna inserendo suggestioni provenienti da altre regioni e da Paesi stranieri.
Per la prima volta veniva proposto un modello dove i rigorosi confini delle tradizioni culturali regionali, divise in Nord, Centro e Sud, venivano abbattuti per ricreare un insieme armonioso, in linea con il momento storico dell'unificazione nazionale.
La validità pratica delle ricette proposte e l'insieme ricco di aneddoti piacevoli, hanno reso fino ai giorni nostri la lettura dei manuali dell'Artusi particolarmente interessante.