
Si condivide e si riporta integralmente
Tutti gli anni, non appena fa capolino la “S. Pellegrino World’s 50 best restaurants”, la classifica dei ristoranti più buoni del globo, stilata a Londra da un esercito di gourmet da tutto l’orbe terracqueo, si nota come anche i giornalisti esteri frequentino poco la nostra Penisola, finendo per venir più volentieri a mangiare sui deschi degli spagnoli sulla cresta dell’onda o dei soliti francesi. Il primo assoluto è ancora una volta El Bulli del catalano Ferran Adrià. E il secondo, anch’esso nuovamente, è il Fat Duck di Heston Blumenthal, reduce addirittura dall’intossicazione di decine di persone a Londra: voto d’incoraggiamento? Magari Blumenthal quest’anno, grazie all’ennesimo secondo posto (ma non si stufa mai di prendersi sempre e comunque l’argento? Un terzo posto mai? Un quarto? Un quinto trattabile?), si farà coraggio e cercherà di evitare lo spiacevole incidente di percorso, causato da un dipendente che si era beccato il norovirus.
E Ferran Adrià? È il cuoco forse più famoso del mondo. Per andare al suo ristorante ci sono liste d’attesa sfiancanti: per quest’anno è tutto prenotato, per il 2010 le liste si aprono a novembre. Sono due milioni le richieste che arrivano nel locale sulla Costa Brava ma i pochi eletti che riescono a sedersi a un tavolo alla fine pagano un conto di circa 200 euro, che in ogni caso non è nient’affatto sproporzionato alla fama del padrone di casa. Tutta questa ressa di clienti non dev’essere comunque sufficiente per una cucina piena di stagisti e collaboratori: il piatto piange, i conti non ridono. E allora, che ti escogità l’arcicatalano Adrià? Una pizzeria da aprire a Barcellona con suo fratello. La punta più rappresentativa della cosiddetta “cucina d’avanguardia” ispanica, per far cassa (e chi non ne ha bisogno, con questa crisi?) si puntella sull’italicissima pizza.
All’Osteria Francescana di Bottura trovi posto in uno o due giorni, e spendi circa 110 euro. Mangi bene, cucina innovativa, mai stanca, attenta alle materie prime locali (specie il Parmigiano, per cui Massimo ha una vera infatuazione da sempre). È uno dei migliori ristoranti d’Italia. Siamo sicuri che meritasse di essere solo tredicesimo? E Pinchiorri di Firenze, schiaffato addirittura al settantaduesimo posto, quindi fuori classifica? È un ristorante che ai gourmet stranieri dovrebbe piacere, perché è strutturato come un locale “americano”, curatissimo in ogni particolare, dal servizio alla cucina. Siamo sicuri che valga meno di qualche vecchia gloria nazionale francese presente in lista con punteggi decisamente lusinghieri? E il Gambero Rosso di Fulvio Pierangelini di San Vincenzo (Livorno), che perde 16 posizioni? Una vasta parte di gastronomi non inesperti lo considera il ristorante più buono d’Italia: tutti incompetenti? Per altri il migliore è Massimiliano Alaimo, patron delle Calandre di Rubano (Padova), il più giovane chef tristellato della storia della Michelin: qui è quarantanovesimo. Non parliamo dell’altro grande d’Italia, Vissani, che non è nemmeno citato di striscio. E di Heinz Beck, un gigante che non è stato aiutato nemmeno dalla sua collocazione in un grande albergo romano.
I giornalisti italici presenti alle assise delle votazioni non hanno colpa: votando per regolamento non possono sbilanciarsi sui connazionali. Ma gli altri? Non penseranno magari di fare giretti più approfonditi qui da noi? Sappiamo che Vissani non è “comodo aereo”, ma l’Italia è così. Dobbiamo venir declassati solo perché non si arriva col metrò sotto casa dei cuochi? Meglio prendere queste classifiche così come sono: dei simpatici giochi e nulla più. (http://www.libero-news.it

Nelle Marche, a Monteprandone e Monsampolo del Tronto, è in corso la seconda edizione di “rassegna di piatti di origine monastica in programma a dal 15 giugno all’8 luglio. Ad aprire la manifestazione è stato il circuito dei ristoranti locali che ha proposto e continuerà a proporre menù a tema con antichi piatti che ebbero origine nelle cucine delle abbazie, dei monasteri e dei conventi.

L'’Osteria 1887 di Monteprandone (informazioni e prenotazioni tel. 0735.62608) sviluppa il tema delle paste. Un menù ricco che prevede crostini croccanti, sarde in carpione, timballo di maccheroni, ravioli alle bietolone, raganelle (una speciale pasta nata nei conventi calabresi) con uova e zucchine, polenta al nero di seppia e bucatoli, dolci di mandorle e frutta secca di origine siciliana. In abbinamento verranno presentati i vini dell’Azienda Saladini Pilastri.

Il Ristorante Il Cantuccio di Villa Priori a Monsampolo del Tronto (informazioni e prenotazioni: tel. 0735.703496) sviluppa il tema della carne con il seguente menù: crostini con le interiora, crostini di lesso e alici, pasta reale in minestra, lasagna con ricotta, fiordelmondo, salmì di piccioncini, crema gelata. In abbinamento i vini dell’Azienda Il Conte di Monteprandone. Il costo delle cene è di 25,00 € vini inclusi.
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